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luglio 2011 - Approfondimenti: sistemi di contabilizzazione del calore

I costi per il riscaldamento delle abitazioni ha raggiunto negli ultimi anni dei livelli insostenibili per le famiglie italiane e soprattutto per quelle famiglie che vivonoin condominio con riscaldamento centralizzato e che si vedono addebitare consumi che non beneficiano. In termini tecnici l’obbiettivo va perseguito realizzando impianti centralizzati che offrono autonomia termica e la contabilizzazione individuale del calore.

I costi per il riscaldamento delle abitazioni ha raggiunto negli ultimi anni dei livelli insostenibili per le famiglie italiane. Questa nuova situazione ha fatto assumere un ruolo sempre più importante al corretto uso delle fonti energetiche disponibili. In particolare, per quanto riguarda gli impianti di riscaldamento centralizzati come i condomini, si deve dare la possibilità ad ogni utenza di poter riscaldare solo quando serve e poter pagare in base al calore consumato. In termini tecnici l’obbiettivo va perseguito realizzando impianti centralizzati che offrono autonomia termica e la contabilizzazione individuale del calore. L’ampia gamma di materiali presenti sul mercato permette di raggiungere questi due obbiettivi sia per impianti centralizzati di nuova costruzione che per vecchi impianti centralizzati a colonne montanti.

Nei condomini di nuova costruzione gli impianti centralizzati sono realizzati con colonne a servizio dei circuiti di zona, dove per zona servita si intende un singolo appartamento. Dato che ogni circuito di zona è intercettabile, con questi impianti può essere attuata una misura diretta del calore e una termoregolazione. È così possibile contabilizzare i consumi termici d’alloggio indipendentemente dal tipo di terminali utilizzati. Poter intercettare ogni zona consente inoltre di escludere automaticamente il riscaldamento dei vari alloggi, ad esempio, durante la notte o il fine settimana.

Su ogni derivazione di zona, si possono installare contatori essenzialmente costituiti da:

un misuratore della portata, due sonde di temperatura e un’unità di calcolo.

Le sonde consentono di misurare la differenza di temperatura del fluido scaldante tra l’ingresso e l’uscita dal circuito di zona. L’unità di calcolo determina il calore ceduto dal fluido in base ai dati forniti dal misuratore di portata e dalle sonde di temperatura. I consumi termici possono essere trasmessi ad un concentratore dati posto in centrale termica.

Conoscendo tali valori è possibile:

comparare fra loro i consumi termici dei vari alloggi;

verificare se i moduli di zona funzionano o meno secondo le caratteristiche previste;

individuare anomalie nel funzionamento delle zone, dovute ad esempio al blocco delle valvole

di regolazione o allo sporcamento dei filtri.

Nella scelta dei contatori di calore, va tenuto presente che essi devono essere conformi alla direttiva europea 2004/22/CE, meglio nota come direttiva MID (Measuring Instruments Directive).

Negli impianti esistenti, per come è concepito l’impianto, non è possibile adottare regolazioni di zona che individuino i consumi di un singolo alloggio. E’ necessario utilizzare valvole termostatiche da installare sui radiatori per regolare la temperatura di ogni locale e ripartitori di calore che registrano il calore consumato da ogni singolo radiatore.

Le valvole termostatiche installate in sostituzione di quelle esistenti sono in grado di mantenere la temperatura ambiente ai valori scelti e impostati sulla manopola di comando che, di solito, presenta un scala graduata da 5 a 24 gradi C°. L’utilizzo delle valvole termostatiche permette di avere un buon equilibrio termico sull’intero impianto. Quando i piani più caldi arrivano a 20° le valvole chiudono i radiatori consentendo un maggiore afflusso di acqua calda ai piani più freddi.

La contabilizzazione del calore si può determinare solo misurando dapprima e poi sommando i consumi termici di tutti i corpi scaldanti dell’alloggio. Per effettuare questa misura si utilizzano i ripartitori elettronici di calore con sistema di trasmissione dati via radio. Questi apparecchi, installati su ogni corpo scaldante, hanno il compito di registrare la quantità di calore emessa nel tempo dai corpi scaldanti su cui sono applicati e inviarli via radio ad una centrale di raccolta dati. All’interno del ripartitore vi è, inoltre, un dispositivo di autodiagnosi che ne verifica costantemente il buon funzionamento, segnalando su display eventuali guasti o manomissioni.

I dati di consumo rilevati dalle apparecchiature sopra descritte sono indispensabili per la ripartizione della spese di riscaldamento. Sia che si tratti di impianti nuovi o esistenti, oltre alla quota di consumo rilevata dai misuratori si deve considerare uno quota fissa imputabile alla gestione e manutenzione dell’impianto. L’impianto di riscaldamento viene mantenuto sempre in temperatura per poter soddisfare le esigenze di tutte le unità abitative. Questa condizione determina dei consumi fissi non imputabili al singolo utilizzo del riscaldamento. Generalmente la quota fissa varia dal 30 al 50% dei costi totali del riscaldamento. La sua determinazione spetta all’assemblea del condominio. L’ammontare della quota fissa è determinato sulla base della ripartizione millesimale degli alloggi. La parte restante delle spese di riscaldamento è suddivisa in proporzione al calore consumato da ciascun utente, sulla base dei valori indicati dalla strumentazione adottata.

PRINCIPALI NORMATIVE RIGUARDANTI LA CONTABILIZZAZIONE DEL CALORE

- Legge 9 gennaio 1991, N. 10

- D.P.R. 26 Agosto 1993, N. 412

- D.P.R. 21 Dicembre 1999, N. 551

- D.P.R. 2 Aprile 2009, N. 59, art. 4

- Norma UNI 10200 del marzo 2005

- Norma UNI EN 834/1997

- Norma UNI EN 1434: 2007